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Late talkers: il ritardo nell'acquisizione del linguaggio

ApertaMente:

“Il mio bambino di 2 anni dice poche parole”

I pediatri e le educatrici del nido si sentono dire questa frase dai genitori che notano, nel loro bambino, una minore padronanza del linguaggio rispetto ai coetanei.

In questo numero di Scioglilingua, faremo luce sui segnali che indicano realmente una difficoltà di espressione, e individueremo gli strumenti utili al bambino nello sviluppo della propria autonomia espressiva.

I dati normativi ci dicono che un bambino di 24 mesi dovrebbe pronunciare almeno 50 parole ed essere in grado di formulare combinatorie (ovvero di unire almeno due parole per formare una frase, tipo “mamma palla!”). Sotto tale soglia, è da considerarsi un parlatore tardivo (LT, late talker).

Questo perché, mediamente, un bambino tra i 24-25 mesi conosce un lessico di circa 300 parole, dove, per parole, intendiamo anche quelle non pronunciate correttamente o i suoni onomatopeici (bau, bum, etc.).

Prima di allarmarsi, è importante che i genitori facciano una lista di tutte le parole che pronuncia effettivamente il loro bambino, e gli diano modo di sperimentare le capacità e le conoscenze di cui dispone, con il tempo che gli occorre.

Parliamo di ciò che si può fare, nelle prime tappe evolutive, per favorire una corretta evoluzione del linguaggio, monitorando nel tempo le nuove acquisizioni.

L”importanza della bocca:

Superata la prima fase di allattamento esclusivo, verso i 4-6 mesi casino online il bambino inizia ad assumere altri alimenti e si interessa alla propria bocca provando gratificazione, sensazioni tattili, di pressione, di calore.

La bocca diventa un formidabile strumento di conoscenza del mondo esterno (quando succhia e morde gli oggetti) e di espressione del mondo interno (quando emette suoni, sillabe, melodie).

Dall”osservazione attenta del nostro bambino possiamo renderci conto se le sue abilità orali sono sufficientemente sviluppate e lo possono sostenere nel difficile compito che lo aspetta: la pronuncia corretta dei suoni della lingua e la sempre crescente autonomia alimentare.

Tra i 2 e 3 anni il bambino inizia a utilizzare la bocca per schioccare le labbra, soffiare sulle candeline,

schioccare la lingua, bere dalla cannuccia; tutte azioni che impara naturalmente quando viene reso autonomo dai genitori.

Più facilitiamo i compiti alimentari al bambino (sbucciando la frutta, togliendo i semi, tritando o cuocendo eccessivamente i cibi) più lo penalizziamo nella sua ricerca evolutiva.

Proporgli invece qualche difficoltà che sappiamo può superare con uno sforzo modesto, lo aiuta a crescere in autonomia e alimenta la sua autostima.

Per favorire le abilità buccali occorre eliminare le cosiddette abitudini viziate entro i 24 mesi. L”utilizzo del ciuccio e del biberon impedisce al bambino di conoscere attraverso la bocca e non permette un adeguato sviluppo del palato e della dentizione.

In questa fase evolutiva sono molto importanti anche le relazioni, l”ascolto, l”esplorazione, il gioco e il racconto da parte degli adulti che gli stanno accanto.

Se il nostro piccolo dimostra qualche difficoltà, non scoraggiamoci, ma forniamogli continuamente l”occasione di fare nuove esperienze.

 

PraticaMente:

Quando mi viene richiesta una consulenza o una valutazione logopedica sui parlatori tardivi (bambini tra 24 e 36 mesi con un lessico al di sotto delle 50 parole) sottolineo ai genitori quanto sia importante, vista la giovane età del loro bambino, iniziare da un percorso di counselling dedicato agli adulti (genitori, nonni, educatrici del nido).

I genitori conoscono meglio di tutti il proprio bambino e il ruolo di un terapista è quello di affiancarli mentre lo guidano verso un”autonomia personale ed espressiva sempre maggiore.

Per questo durante le sedute di logopedia relazionale vengono ricostruiti i primi anni di vita del bambino, le sue abitudini all”interno del nucleo familiare e i contesti sociali e affettivi in cui è inserito.

Successivamente vengono forniti gli strumenti per monitorare le dinamiche in atto (tramite test di valutazione della buccalità e del vocabolario del bambino in comprensione e in produzione) e si valutano insieme gli atteggiamenti che favoriscono l”ampliamento del lessico e il cosidetto appetito del parlare.

Quando il bambino progredisce lentamente anche in un ambiente stimolante e rassicurante, può essere utile effettuare una valutazione del linguaggio o ulteriori accertamenti in vista di una presa in carico logopedica.

 

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